Redazione Prospettive Milano
C’è una differenza sostanziale tra lavorare in un’azienda e sentirsi parte di un’azienda. Quella differenza è espressa da una parola spesso abusata e fraintesa: engagement.
Con questo termine si intende il senso di coinvolgimento che si crea all’interno di un’organizzazione, è un insieme di consapevolezza e percezione che fa sì che le persone non si sentano semplicemente “dipendenti”, ma parte attiva di un progetto. Quando c’è engagement, ci si sente utili, ascoltati, riconosciuti.
L’engagement non è un automatismo. Non nasce solo dalla condivisione di uno spazio di lavoro o di un obiettivo. E nemmeno si costruisce, in modo quasi meccanico, attraverso il “team building”.
L’engagement è un concetto più ampio: riguarda la cultura aziendale, la qualità delle relazioni, la coerenza tra ciò che si comunica e ciò che si vive ogni giorno.
In altre parole, va costruito e alimentato nel tempo, attraverso un ambiente favorevole, una comunicazione chiara, momenti di confronto e iniziative.
Per capire cosa significhi nel concreto lavorare sull’engagement e quali difficoltà comporti, abbiamo raccolto quattro prospettive diverse: quella di chi organizza eventi, quella di chi si occupa di comunicazione, quella di chi lavora in ambito HR e quella di chi guida un’agenzia assicurativa. Quattro sguardi che mostrano come l’engagement non sia responsabilità di una sola funzione, ma il risultato di un lavoro condiviso.
Nicole Girod, Event Manager di Leonardo Assicurazioni, afferma che sì, l’engagement è molto importante: “Se c’è engagement, le persone lavorano in un ambiente unitario, sano e molto più produttivo“.
Engagement significa anche valorizzare i lavoratori come individui, ancor prima che come professionisti.
Per Marta Di Giovanni, Agente Generale dell’agenzia Bianchessi & Di Giovanni, l’engagement è fondamentale, ma complesso da costruire quando si integrano culture e storie professionali diverse.
Il lavoro quotidiano consiste nel condividere obiettivi chiari e valorizzare le caratteristiche di ciascuno, affinché ogni persona sviluppi consapevolezza del proprio contributo e senso di appartenenza.
La difficoltà maggiore nasce quando una struttura storicamente accentrata su due figure principali, i fondatori, deve aprirsi a nuovi ruoli e visioni. Far riconoscere il valore di figure nuove richiede tempo, soprattutto in contesti abituati ad altri modelli organizzativi.
Dalle diverse voci emerge un elemento comune: l’engagement non è un’iniziativa isolata, né una responsabilità delegabile a un solo reparto. Non è solo evento, non è solo comunicazione, non è solo leadership.
È un processo continuo e strategico che attraversa tutta l’organizzazione. Richiede la capacità di leggere il momento che l’azienda sta vivendo e di creare le condizioni perché le persone possano riconoscersi in un progetto comune.
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