Personal branding: la chiave per costruire fiducia nel mercato moderno

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Elena Casagrande Santin

Redazione Prospettive Milano

L’importanza del volto umano

Per molti settori, il rapporto tra professionista e cliente è al centro di tutto: l’azienda parla al mercato tramite il lavoratore.

In questo scenario, il personal branding acquisisce un ruolo fondamentale. Si tratta della costruzione di un’identità digitale solida di un professionista, supportata dai valori dell’azienda per cui lavora. L’obiettivo del lavoratore è quello di costruire credibilità e affidabilità, e di crearsi una rete di potenziali clienti.

Abbiamo parlato con Valeria Postorino, Digital Marketing Specialist di Prospettive Milano, che ci ha dato un’idea più chiara di cosa sia il personal branding e in cosa consista concretamente.

“Il personal branding sta diventando una leva fondamentale per le azienda. È il punto di partenza con cui un professionista racconta il proprio lavoro in relazione all’azienda. Non si tratta di un’attività fine a se stessa: se costruita bene, riesce a tradursi in azioni e risultati concreti”.

Un percorso su misura, non un template

Valeria, che sta seguendo il progetto di Prospettive per Leonardo Assicurazioni, racconta le varie fasi che portano alla concretizzazione del personal branding.

Nel caso di Leonardo Assicurazioni, appartenendo al mercato assicurativo, chi fa da tramite tra l’azienda e i clienti sono proprio i consulenti assicurativi. In questo caso sono loro i protagonisti del progetto di personal branding.

Il modello adottato da Prospettive per Leonardo Assicurazioni parte dalla selezione di alcuni consulenti, che per Leonardo Assicurazioni si sono evoluti in veri e propri pianificatori finanziari, con i quali viene definito un percorso strategico della durata variabile tra i sei mesi e un anno.
La prima fase è dedicata all’ascolto: si definiscono obiettivi, target e tono di voce di ogni singolo professionista.

Solo dopo, il team di comunicazione costruisce un piano editoriale su misura, che include anche la scelta dei canali in base al pubblico di riferimento. “Il piano editoriale viene pensato in base alle esigenze del singolo lavoratore”, sottolinea Valeria.

E l’accompagnamento continua nel tempo: dalla creazione dei contenuti (grafiche, articoli, video) al messaggio da veicolare verso l’esterno, fino all’ottimizzazione successiva.

Un elemento chiave è la coerenza con l’identità aziendale. “Se l’azienda ha una base identitaria forte, il pianificatore finanziario trova più facilità nel capire quali strade seguire, in modo che l’identità che emerge sui suoi canali social rispecchi anche quella dell’azienda”.

Il funnel si bloccava: ecco come è cambiata la strategia

Il punto di svolta del progetto è arrivato da un’osservazione sul campo. Dopo diversi tentativi di comunicazione orientata alla conversione, il team di comunicazione si è accorto che il processo si fermava sempre allo stesso punto: la fase di consideration. Gli utenti si informavano, valutavano, ma non compivano il passo successivo.

Da questa analisi è emersa un’intuizione: spostare il focus dal brand aziendale al singolo professionista.

È nata così la campagna “Chiedimi una consulenza“. Non è più “Chiedi una consulenza”: generico, anonimo e poco accattivante.

È il consulente assicurativo in prima persona a raccontare la propria offerta e a invitare il proprio target a contattarlo direttamente.
“Questo permette di abbattere le infrastrutture burocratiche che in un settore come quello assicurativo è facile percepire”, spiega Valeria, “umanizzando l’esigenza che la persona ha e favorendo empatia verso il pianificatore finanziario”.
Il risultato è una comunicazione che non solo parla di un servizio, ma parla a una persona, e che trasforma un professionista in un punto di riferimento riconoscibile e accessibile.

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