Il vero impatto dell’AI sul lavoro, il punto di vista di Tim Baxter

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Elena Casagrande Santin

Redazione Prospettive Milano

Qualsiasi articolo, post, notizia, report, grafico, immagine che incontrerai oggi è stata, o comunque potrebbe essere stata, generata da un modello LLM.

Noi di Prospettive con l’intelligenza artificiale ci lavoriamo, la utilizziamo come tutti, ma in più la studiamo, la adattiamo ed elaboriamo app, soluzioni e assistenti AI che proponiamo ai nostri clienti.

Per questo, come tutti, ci facciamo tante domande su quanto e come questa innovazione impatti sulla realtà ma in più cerchiamo di capire come muoverci nella direzione giusta proponendo un approccio utile alla nuova tecnologia.

In occasione dell’evento organizzato da Generali Italia, il 29 e 30 aprile a Trieste, per Leonardo Assicurazioni, uno dei momenti più interessanti dal nostro punto di vista è stato l’intervento del dott. Tim Baxter (formatore aziendale in dinamiche di leadership e accountability, e Direttore dell’MBA in International Business del MIB) sul tema dell’Intelligenza Artificiale e sull’impatto della trasformazione tecnologica sul rapporto tra persone, strumenti e lavoro.

L’impatto emotivo della trasformazione

Uno dei punti centrali dell’intervento ha riguardato il senso di disorientamento che accompagna l’evoluzione tecnologica.

Secondo Baxter, oggi molte persone vivono un duplice sentimento nei confronti dell’AI: da una parte l’affanno generato dalla velocità del cambiamento, dall’altra la sensazione di poter essere sostituiti.

La tecnologia produce continuamente nuovi stimoli, creando spesso la percezione che senza intelligenza artificiale non sia più possibile lavorare in modo efficace. Questo porta a un senso diffuso di impotenza e insicurezza, soprattutto in contesti professionali che stanno cambiando rapidamente.

I quattro scenari del futuro del lavoro

Per descrivere le possibili evoluzioni del mercato del lavoro, come conseguenza alla rapida diffusione dell’intelligenza artificiale, Baxter ha illustrato quattro scenari che derivano dall’incrocio di due fattori: la velocità di sviluppo dell’AI (incrementale oppure esponenziale) e il livello di preparazione della forza lavoro (limitato o avanzato).

Da questa combinazione emergono quattro possibili direzioni:
Progresso potenziato, in cui la tecnologia cresce rapidamente ma le persone riescono ad adattarsi e a sviluppare nuove competenze;
Economia dei co-piloti, basata sulla collaborazione costante tra uomo e AI;
Progresso rallentato, quando l’innovazione procede più lentamente e le organizzazioni faticano a trasformarsi;
Era della sostituzione, lo scenario più critico, in cui la tecnologia evolve molto più rapidamente rispetto alla capacità umana di adattamento.

Baxter ha posto un forte accento sul comportamento di molte aziende, che oggi stanno prendendo decisioni organizzative basandosi più sulle potenzialità teoriche dell’AI che sulle sue reali capacità attuali.

La legge di Amara e la percezione dell’innovazione

Per spiegare questo fenomeno, Baxter ha richiamato la cosiddetta “Legge di Amara”: tendiamo a sovrastimare gli effetti di una tecnologia nel breve periodo e a sottovalutarli nel lungo termine.

Secondo questa lettura, l’intelligenza artificiale viene spesso raccontata come una rivoluzione immediata e totalizzante, quando in realtà il suo impatto concreto richiede tempo, adattamento e maturazione culturale.

Al tempo stesso, però, i cambiamenti più profondi potrebbero emergere proprio nel lungo periodo, trasformando radicalmente organizzazioni, ruoli e modelli di leadership.

Vivere in un mondo VUCA

Per comprendere il contesto attuale, Baxter ha utilizzato il concetto di mondo “VUCA”, acronimo che descrive la complessità dell’epoca contemporanea:

Volatility (Volatilità): è sempre più difficile prevedere cosa accadrà;
Uncertainty (Incertezza): le informazioni cambiano rapidamente;
Complexity (Complessità): tutto è connesso e anche piccoli input possono generare grandi conseguenze;
Ambiguity (Ambiguità): distinguere fonti affidabili da fonti non attendibili è sempre più complicato.

In un contesto di questo tipo, la leadership non può più basarsi solo sul controllo o sulla previsione, ma deve sviluppare capacità di adattamento, interpretazione e collaborazione.

Reskilling umano: il valore delle competenze relazionali

Di fronte a questo scenario, Baxter ha sottolineato l’importanza del reskilling. Non si tratta soltanto di acquisire competenze tecniche, ma soprattutto di comprendere come adattare le qualità umane a un mondo in continua trasformazione.

Empatia, collaborazione, ascolto, capacità relazionale e intelligenza emotiva diventano quindi elementi centrali. In un contesto in cui la tecnologia è sempre più presente, il valore distintivo dell’essere umano risiede proprio nelle competenze che le macchine non possono replicare pienamente.

L’AI come strumento, non come destino

Il messaggio conclusivo dell’intervento è stato chiaro: il successo dell’intelligenza artificiale dipenderà dal modo in cui sceglieremo di utilizzarla.
La tecnologia, da sola, non determina il futuro. Sono le persone, le organizzazioni e la cultura con cui viene adottata a fare la differenza. In questo senso, la vera sfida non è soltanto tecnologica, ma profondamente umana.

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